Casa dolce Casa Capitolo 1

27.02.2014 17:01

I due amici salirono a bordo dell’auto. Alla guida c’era Andrew Forrin, mentre sul lato del passeggero era seduto GS. Il primo avviò il motore e diede un paio di volte gas, poi inserì la prima e partì, assicurandosi che non venisse nessuno.

“Spiegami nuovamente la situazione, Andrew”.

Senza distogliere lo sguardo dalla strada, il giovane amico di GS iniziò a raccontare gli ultimi avvenimenti che avevano stravolto la loro città – “Stavo indagando su alcuni strani movimenti che stanno interessando il capoluogo da un po’, quando nella nostra provincia è comparsa un’orrenda creatura!” – Andrew deglutì a fatica – “Non avevo mai visto nulla di simile. Se non l’avessi incontrata più volte, crederei che si fosse trattato di un incubo di una notte d’estate”.

“Cosa hai visto?” – Le parole del giovane Forrin fecero accapponare la pelle di GS, il quale cominciò ad intuire di cosa si trattasse.

“Un essere che non appartiene al nostro mondo” – Andrew distolse un attimo lo sguardo dalla strada, per guardare il suo amico – “Era grosso sicuramente più di due metri, forse raggiungeva i due metri e mezzo d’altezza. Il suo corpo, vagamente umanoide, era robusto e corazzato. Una struttura bianca come l’avorio copriva il suo corpo ma non si trattava di una corazza. Era come se fosse un carapace. Tra le spalle c’era la testa coperta di aculei ma la cosa più spaventosa era il volto! Quella cosa aveva un viso vagamente umano, come se qualcuno avesse infilato a forza la testa di un uomo in una struttura di cera, al fine di alterarne l’umanità”.

Andrew si immise sull’autostrada.

GS cercò di scacciare il ricordo che stava riemergendo a tutti i costi dalla sua mente. Non voleva credere che fosse tornata – “Cos’altro puoi dirmi di questa creatura?”.

“le sue braccia erano possenti e muscolose e terminavano con quattro artigli lucenti. Le gambe erano enormi e anche ai piedi presentava i lunghi artigli. La cosa sconvolgente è che, nonostante la mole, la creatura mostrava un’incredibile agilità! La sua forza è straordinaria, così come la sua resistenza”.

“Mi stai forse dicendo che ti sei battuto contro di essa?”.

Forrin annuì – “L’ho fatto. Non potevo permettere a quella cosa di spargere terrore e morte nella mia città”.

“E con quali armi l’avresti affrontata?”.

“Con tutto quello che sono riuscito a procurarmi: pistole e fucili”.

GS imprecò sottovoce. Come aveva potuto mai sperare di abbattere un mostro dello spazio con delle semplicissime armi da fuoco? Poi capì che Andrew si era semplicemente battuto con quello che aveva a disposizione. Il ragazzo non poteva conoscere la storia dei mostri spaziali, quindi non era in grado di immaginare cosa fossero in grado di fare.

“Ascoltami Andrew. Io ti ammiro per quello che hai fatto ma non puoi sperare di fermare quella creatura con le armi di cui disponi”.

Andrew annuì, mentre fissava la strada sgombra davanti a loro – “Lo so” – Disse – “Questo me lo hanno già detto i due ragazzi che si sono uniti a me nella lotta. Sono stati loro a dirmi di venirti a cercare”.

“Di chi si tratta?” – GS era diventato improvvisamente curioso.

“Uno ha detto di chiamarsi Giumpe, mentre l’altro, se non erro, si è presentato come Pascal”.

Un sorriso increspò la bocca del cavaliere. Si trattava di due suoi amici storici, che non vedeva da alcuni anni. Ad un tratto un’altra curiosità lo costrinse a fare una nuova domanda – “Giumpe si è battuto contro il mostro?”.

Andrew annuì.

“Con che armi?” – A quel punto GS sperò che l’amico gli parlasse di una straordinaria corazza conosciuta col nome di Silver Dragon.

“Fucili e alcune strane bombe di sua invenzione”.

Era ovvio che Giumpe non potesse sfoggiare l’armatura: era stata danneggiata da Lug Dolrum, quando questi aveva deciso di prendere possesso della città, dichiarandosi vigilante. L’armatura di Giumpe non aveva resistito alla potenza della Lialce indossata dal nemico.

GS si sentiva molto stanco. Da quando era andato sulla colonia spaziale, invitato dal pirata che stava contribuendo alla nascita di un nuovo robot, non si era mai riposato, salvo qualche ora, dopo aver contribuito a sconfiggere le forze che avevano invaso il Tempio della Mente. Sapere che i suoi amici stavano lottando contro un mostro dello spazio, gli diede la forza per andare avanti. Spiò lo scrigno adagiato sul sedile posteriore dell’auto e sorrise. Chissà se la Fire Son fosse stata in grado di competere con la forza di un mostro spaziale. Molto probabilmente no. Nonostante l’armatura si fosse evoluta dall’ultima volta che il cavaliere aveva affrontato un mostro spaziale, per abbattere il nemico GS avrebbe dovuto richiedere l’intervento dei robot. Ma quale robot sarebbe giunto? Quale eroe d’acciaio avrebbe potuto far scendere in capo?

L’ultimo robot che aveva visto era stato il gladiatore di Marte Rampax. Non aveva mai avuto modo di apprezzare chiaramente la forza del robot. Sarebbe bastato da solo a sconfiggere il mostro nemico? Era inutile prendersi in giro: GS avrebbe preferito Torgan. Il gladiatore dall’elmo bicorno possedeva delle capacità che lo rendevano particolarmente adeguato a combattere contro i mostri. Il cavaliere scrollò le spalle. In un modo o in un altro avrebbe trovato il modo di farsi raggiungere da un robot.

 

Mentre la strada scorreva e la macchina viaggiava a tutta velocità, GS iniziò ad appisolarsi. La sua mente rievocò un ricordo mentre si abbandonava al dormiveglia.

GS rivide la scena come se fosse un silenzioso spettatore, giunto in quell’anno lontano da un mondo remoto. Era sera e la timida luce di un lampione elettrico illuminava una scena raccapricciante. Dall’alto del suo punto di osservazione GS vedeva se stesso e rabbrividiva nell’osservare l’orrore che si stagliava di fronte ad un se stesso più giovane!

Dopo tanti anni aveva dimenticato il Grimbool!

Un corpo massiccio e ripugnante; una testa rotonda con numerose punte in cima ed un volto vagamente umano. Possedeva delle braccia lunge, terminanti in artigli lunghi e affilati, che scintillavano in modo sinistro sotto la luce plumbea. Le gambe erano robuste e possenti ed il corpo era dotato di un carapace color avorio che donava al mostro una resistenza impressionante.

Il Grimbool era dotato anche di una lunga coda, munita di una pericolosa lama alla fine, che oscillava prima da un lato e poi dall’altro. Il ghigno di trionfo che sfoggiava il suo terribile volto, fece accapponare la pelle dell’osservatore ed indietreggiare il giovane GS. L’orrenda testa ondeggiava, ghignando in direzione del cavaliere, pregustando già la vittoria.

L’osservatore ammirò le antiche vestigia, restandone in un certo senso rapito. Nemmeno lui ricordava perfettamente come fosse la corazza che indossava prima che Cabro gli facesse dono della Fire Son. Dal suo punto di osservazione, GS non riusciva a distinguere bene i dettagli dell’armatura ed in quel momento la sua mente si rifiutava di ricordare. In quel momento per l’osservatore non era importante l’armatura che indossava la sua copia più giovane. Per GS era molto più importante osservare il mostro, poiché, molto probabilmente, avrebbe dovuto riaffrontarlo.

Il Grimbool sfruttava la lunga coda armata e gli artigli per attaccare rapidamente. Non si spostava molto velocemente ma usava i suoi lunghi arti ed il collo per attaccare senza sosta. L’osservatore si rese conto della forza di cui disponeva il mostro, quando entrò in scena Torgan. Il gladiatore di Marte scese giù dal cielo, frapponendosi tra GS ed il nemico. La lotta tra il coraggioso robot e l’aberrante creatura fu terribile ma il gladiatore riuscì alla fine a respingere il nemico.

Quello non era stato l’unico incontro tra lui ed il Grimbool. L’osservatore fu trasportato in un batter d’occhio in un altro luogo, sito un po’ più vicino a lui, lungo la linea temporale. In quell’antico palazzo sito sull’asteroide, un GS poco più maturo del precedente stava combattendo su di un tappeto innevato contro l’orribile strega. Assieme a lui, per contrastare la perfida Cassandra c’erano anche altri eroi tra cui lo strepitoso spadaccino Sfregius. Quella scena era la fine di un duro scontro tra cinque eroi e la perfida Cassandra.

L’osservatore udì la sua promessa di vendetta, mentre l’immagine sbiadiva.

 

GS riaprì gli occhi e chiese al suo amico dove si trovassero.

“Abbiamo da poco superato la capitale”.

“Ho dormito tutto questo tempo?” – Chiese il cavaliere.

“Sembra proprio di sì” – Rispose Andrew – “Mi hai lasciato solo per delle ore”.

“Mi dispiace” – Disse GS, alzando le mani in alto. In quel momento si accorse che dallo stereo proveniva un suono basso. Era una canzone che ascoltava proprio in quegli anni in cui incontrò il Grimbool per la prima volta.

“Fa niente. In fondo sei più vecchio di me ed hai bisogno di riposare”.

GS lo fulminò con un’occhiataccia ma poi entrambi scoppiarono a ridere. Un attimo dopo il cavaliere si rese conto che non c’era proprio niente da ridere: se nella sua città era tornata davvero Cassandra col Grimbool. GS pensò ai suoi amici: come se la cavavano Pascal e Giumpe contro un mostro, armati solo di pistole e fucili? “Ci sono sempre le bombe ideate da Vittel” – Pensò GS, chiedendosi poi cosa si fosse inventato il suo amico. Di qualunque cosa si trattasse non era certamente un’arma efficace contro un essere come il Grimbool, contro il quale persino le potenti armi di Torgan facevano fatica a risultare efficaci.

C’era anche un altro punto che gli dava pensiero. Andrew Forrin aveva descritto il mostro con un aspetto del tutto nuovo e, se possibile, persino più inquietante. Tutto faceva presagire che il mostro spaziale fosse rinato con nuove micidiali capacità.

“Cassandra…” – Mormorò GS, mentre un’auto li superava suonando il clacson.

Si rese conto di essersi dimenticato completamente di Cassandra. Del resto erano anni che era andata via dalla loro città, per non farsi mai più rivedere. Possibile che fosse tornata, portandosi dietro il terribile mostro? GS pensò che Cassandra fosse tornata per compiere la sua vendetta. “Alla fine ha mantenuto la sua promessa” – Pensò GS, ridendo fra sé e sé.

Il cavaliere si chiese come fossero entrati Giumpe e Pascal in quella storia. La sua mente elaborò le spiegazioni più fantasiose ma alla fine, il cavaliere si chiese quale potesse essere il motivo reale che aveva spinto i due ragazzi ad entrare in azione. Si disse che, in fondo, non ci voleva un motivo particolare per decidere di salvare la propria città. Giumpe e Pascal erano comunque due persone che, nel corso della loro vita, avevano comunque avuto a che fare con degli esseri strani e non del tutto umani. Di certo non si trattava di due persone che si lasciavano intimorire da un mostro… o forse si trattava semplicemente di due incoscienti.

GS fissò la strada davanti a sé, sperando di arrivare a casa il prima possibile. Non vedeva l’ora di riabbracciare i suoi amici e di battersi contro il nemico al loro fianco.

Quel pensiero lo costrinse a riflettere: battersi.

Si sarebbe battuto contro il mostro o contro Cassandra? Di sicuro non avrebbe potuto fare granché contro un mostro dello spazio, non con le sue capacità di uomo, né con quelle di Cavaliere del Nuovo Ordine. Soltanto un robot si sarebbe potuto battere a tu per tu contro un mostro di simile portata. Si sarebbe battuto infine contro Cassandra. Ma era una scelta giusta? Chi era in realtà Cassandra? Pensando alla risposta, GS si disse che qualche anno prima si sarebbe detto che era solo una litigiosa, attaccabrighe ed antipatica. Forse la pensava ancora così ma questo gli dava il diritto di lottare contro di lei?

Il cavaliere si scoprì per la prima volta molto più riflessivo. Era merito delle ore passate a meditare nel Tempio della Mente? Forse si trattava solo di una maturazione raggiunta col passare degli anni. Ma allora, se non voleva battersi contro Cassandra, come poteva fermare il mostro? GS restò un pochino pensieroso, poi; mentre fissava un’automobile che sfrecciava a tutta velocità sulla corsia affianco alla sua, il ragazzo pensò che forse avrebbe potuto parlarci. “Forse mi sono dimenticato com’è Cassandra. Vorrà parlare con me o mi attaccherà direttamente?”.

GS scosse la testa. Non c’era risposta alla sua domanda. Fissò lo scrigno posto sul sedile posteriore e si disse che, nella peggiore delle ipotesi, avrebbe portato con sé l’armatura. La Fire Son gli avrebbe donato una certa protezione. “Forse sarà meglio farsi seguire da un robot” – Pensò il cavaliere.

Per il resto del viaggio GS alternò momenti di lucidità a momenti di dormiveglia. Questi ultimi erano disturbati da incubi e terribili visioni. Molti di questi momenti erano caratterizzati da immagini riguardanti la sua città rasa al suolo da terribili mostri, come non ne vedeva da anni ed ogni volta si svegliava di soprassalto. Andrew lo osservava ogni volta, scuoteva la testa, e riprendeva a guidare.

Solo quando superarono di molto la capitale, GS si svegliò del tutto. Chiese all’amico se avesse una bottiglietta d’acqua fresca – “Ho una sete!”.

“Eh sì, fa caldo” – Disse Forrin – “Dietro, sul sedile del passeggero, c’è una borsa termica con dell’acqua”.

GS si voltò ed aprì la borsa, cercando la bottiglietta d’acqua. Ne trovò una frizzante e l’aprì, bevendone avidamente il contenuto.

“Passami una bottiglia anche a me” – Disse Forrin, ricordandosi in quel momento che la sua gola stava ardendo e che la sua bocca era più secca di un deserto. GS raccolse un’altra acqua e la diede all’amico. Andrew ne bevve piccoli sorsi alla volta, senza mai staccare gli occhi dalla strada.

“Hai dormito bene?” – Chiese ad un tratto all’amico.

“Smettila di prendermi in giro!” – GS cercò una posizione un po’ più comoda  - “Comunque non ho dormito bene. Il tuo racconto ha rievocato una serie di brutti ricordi, che hanno dato vita a degli incubi terribili”.

“Che tipo di incubi?”.

“La nostra città in fiamme, ad esempio”.

“Credo proprio che possa accadere sul serio, se non troviamo un modo per fermare quella cosa”.

 

Fecero un altro bel tratto di strada ed arrivarono quasi al capoluogo di regione nel quale abitavano, quando Andrew riaprì nuovamente la conversazione .

“Mi sto domandando una cosa”.

GS si voltò nella sua direzione.

“Come mai Pascal e Giumpe mi hanno detto di chiamare proprio te?”.

GS fissò un’auto attraverso il finestrino – “Ti hanno chiesto questo, perché sanno entrambi che ho già avuto a che fare con esseri simili”.

“Non mi sorprende” – Disse Forrin.

“Perché?”.

“Sei sempre stato un tipo misterioso e dentro di me sapevo che nascondevi qualche strano segreto” – Andrew azionò l’indicatore di posizione e superò una vecchia fiat che procedeva a passo di lumaca. “Scommetto che hai già conosciuto l’orrenda creatura che sta seminando il terrore in città”.

GS annuì – “Forse sì”.

“Cos’è?”.

GS tirò un profondo respiro – “E’ un mostro. È stato generato dal lato dell’universo che restò immerso nel caos e nell’oscurità subito dopo la creazione del cosmo. Da quando sono stati creati, i mostri hanno un solo scopo: annientare la razza umana, creata dalla Luce e sorta dall’ordine delle cose”.

“E come ci difendiamo?”.

“Spesso l’uomo non è in grado di fronteggiare i mostri, nemmeno con le sue armi più potenti” – GS fece una breve pausa – “Infatti mi chiedevo come fosse possibile che Giumpe e Pascal stessero affrontando il mostro con delle semplici armi militari”.

“Lo stanno facendo per disperazione” – Disse Forrin – “Ma senza nessun risultato”.

“Lo credo bene” – Disse GS.

“Quali armi ha la razza umana per difendersi dai mostri?”.

“Non so se si possano definire propriamente armi” – GS fissò Forrin, che lo guardò con espressione enigmatica – “Si tratta di umanoidi artificiali… dei robot”.

“Quindi gli avvistamenti avvenuti durante questi anni, erano reali!”.

GS annuì, anche se non aveva mai sentito nulla a proposito di avvistamenti riguardanti i suoi robot.

“Per la miseria!” – Esclamò Andrew, tutto eccitato – “E tu ne conosci alcuni, quindi?”.

“Si. Durante gli anni passati mi è capitato spesso di dovermi battere contro queste creature e mi sa di conoscere anche quella che sta terrorizzando la nostra gente”.

“Quindi lo hai già affrontato in passato?”.

GS annuì.

“E come lo hai respinto?”.

“Con l’aiuto di un robot. Ma quello che mi fa più paura è il lato umano che si nasconde dietro al mostro”.

“Cosa intendi dire?” – In quel momento i due giunsero nel capoluogo di regione.

“I mostri dello spazio spesso si alleano con alcuni esseri umani, il cui cuore è colmo di sentimenti negativi. Molto spesso, determinate categorie di mostri, prediligono le donne e danno così vita alle regine dei mostri. Spesso sono proprio queste regine a comandare i mostri in battaglia. Quando un mostro trova una persona adatta alle proprie esigenze, la chiama a sé. Non è ancora molto chiaro il collegamento tra l’essere umano e la creatura aberrante, ti basti sapere che in questa insana unione, il mostro prende il sopravvento e spesso sfrutta i sentimenti più negativi dell’essere umano per accrescere le sue capacità belliche”.

“Quindi c’è una donna, molto probabilmente, dietro tutto questo?”.

“Proprio così ed ho paura di sapere anche chi sia”.

“Dimmi subito di chi si tratta!”.

“Si chiama Cassandra” – Disse GS.

Andrew rimase un attimo pensieroso, poi fissò l’amico – “Non mi sembra di conoscere qualcuna che si chiami così”.

“Non credo che tu la conosca. Si tratta di una donna che viveva nella città che confina con la nostra e che un giorno è andata via, promettendo che sarebbe tornata per vendicarsi di chi la scacciò”.

“Sembra che abbia deciso di mantenere quella promessa” – Sussurrò Forrin.