L'abisso può attendere: parte I - L'invito
Lo stavano seguendo da quando aveva abbandonato il Tempio della Mente, dopo aver terminato il turno di notte. In verità, GS avrebbe giurato che quei tizzi lo seguissero dal giorno prima. Avrebbe giurato di aver visto quello a sinistra per le strade della città e poi, successivamente, presso la stradina sterrata che conduceva nei pressi del Tempio. Non ci avrebbe messo la mano sul fuoco ma quel tipo col pizzetto e gli occhiali scuri era proprio lo stesso personaggio che aveva incrociato il giorno precedente, benché fosse vestito diversamente.
Nella mente del cavaliere si affollavano, come al solito, decine di domande – “Chi sono e cosa diavolo vorranno?” – Era una delle domande che appariva più spesso nel loop che si era formato nella sua ansiosamente e la domanda che si dava automaticamente, prevedeva una serie di risposte tutte negative – “Saranno cavalieri nemici, magari i Cavalieri neri che mi hanno ritrovato. Si tratterà di qualche nuova minaccia da affrontare. Sopravvissuti del regime imperiale che vogliono vendicarsi”. Le risposte aumentavano ogni qual volta la domanda tornava a presentarsi alla sua mente ed erano tutte negative. Come al solito, la visione delle cose restava negativa.
Il turno di notte era stato movimentato. Una paziente era stata vittima delle orrende visioni causate dalla sua psicosi. Come al solito i medici avevano deciso di ridurle la terapia proprio quel giorno e la donna si era immediatamente scompensata – “Comincio a pensare che me lo facciano apposta!” – Pensò GS – “Deve essere una congiura contro di me!”.
Per fortuna lui, Costantine ed Eryon riuscivano a risolvere molto bene questo tipo di problemi. Come squadra lavorativa la loro era molto efficiente – “Peccato che come alleati… non ci siamo proprio!” – Pensò GS, ricordandosi le sconcertanti rivelazioni che Costantine gli aveva fatto qualche giorno prima, dopo essersi scolato due birre.
I pensieri legati alla notte di lavoro appena trascorsa e alla questione legata a Costantine e alle sue marachelle aveva distolto per un attimo GS dalla questione dei suoi inseguitori.
Ma quelli lo stavano attendendo all’uscita del vicolo che dalla zona del Tempio portava alla strada per tornare al cuore della città. GS tirò un profondo respiro: erano in tre ma ormai non c’era modo di evitarli. Era molto meglio proseguire. Per precauzione, mentre camminava verso i tre misteriosi personaggi, GS indossò il Maglio che portava nel suo inseparabile zaino e mise la Corona sul capo, staccandola dalla cintura. Se avesse dovuto battersi, almeno lo avrebbe fatto con le armi che poteva portarsi dietro – “Maledetto Tempio e la sua stupida regola di non potervi introdurre armature se non si appartiene all’Ordine dei Cavalieri del Tempio della Mente!”. In quel momento GS si chiese se fosse stata una buona idea rinnegare l’ordine ma subito dopo di rispose di sì – “Anzi, ho aspettato troppo tempo per farlo!” – Poco gli importava se gli fosse costato la vita.
“Allora, cosa volete?” – GS si fermò a pochi passi dai suoi inseguitori. Nessuno di essi parlò.
“Mi state seguendo da due giorni” – Puntò un dito sul ragazzo col pizzetto – “Ti ho visto, ieri. Ci siamo incrociati un paio di volte”.
Uno dei tre, non quello indicato dal cavaliere ma l’altro, quello più alto vestito con una canottiera nera ed un pantalone dello stesso colore (in realtà anche le scarpe, i capelli e persino la pelle erano dello stesso colore) fece un passo avanti – “In realtà è da molto più di qualche giorno che ti seguiamo”.
GS rimase senza parole. Fu in quel momento che la Corona dell’Ariete gli lanciò un chiaro segnale – Il ragazzo col pizzetto lo pedinava da molto tempo!
“Adesso ricordo!” – Esclamò il cavaliere – “In realtà ti ho visto molte altre volte, solo che non ci avevo mai dato peso!”.
“Vedo che ti ricordi, adesso” – Disse l’uomo in nero.
“Per essere precisi, ti stiamo tenendo d’occhio da quando hai combattuto la Guerra contro L’Impero” – Disse il terzo elemento della compagnia: uno strano uomo sulla cinquantina, dai capelli bianchi arruffati, i vestiti sgualciti, il fisico emaciato e gli strani occhialini neri.
A sentir parlare della Guerra contro L’Impero, GS provò una morsa allo stomaco – “E come mai mi tenete d’occhio da tutto questo tempo?”.
Il ragazzo di colore fece un passo avanti. Era tranquillo e teneva le mani nelle tasche – “Eseguivamo un ordine del nostro signore” – Disse.
GS aggrottò le sopracciglia – “Quale signore?”.
Il ragazzo col pizzetto, proprio quello che spiava le mosse di GS da tutto quel tempo, stava per parlare, quando il ragazzo vestito di nero lo interruppe con un cenno della mano – “Spostiamoci” – Disse – “Andremo al bar all’angolo. Lì potremo parlare meglio”.
GS, spinto dalla curiosità, non si tirò indietro. Era consapevole che quei tre uomini non fossero persone comuni e che, forse, il Maglio e la Corona non sarebbero stati sufficienti a fermarli. Ma era anche sicuro che se avessero voluto fargli del male lo avrebbero già fatto. A quell’ora del mattino, quella stradina era del tutto isolata ed il sole cominciava a picchiare. Forse era meglio andare in un bar e prendere qualcosa di fresco.
GS non aveva mai prestato attenzione al bar all’angolo, eppure ci passava davanti quasi tutti i giorni, quando andava a lavorare. Il barista doveva essere un complice dei tre strani figuri, dal momento che li salutò con un cenno del capo. Qualcuno avrebbe pensato che i tre ragazzi conoscessero il barista, perché erano dei clienti abituali ma GS ebbe la certezza che il loro rapporto fosse molto più radicato e quella certezza fu rafforzata immediatamente dal segnale lanciato dalla corona.
I quattro si sedettero ad un tavolino. A quell’ora nel bar c’erano alcune persone che passavano di lì, dirette a lavoro, e che si fermavano per prendere un caffè.
Il barista, un uomo che aveva superato da poco i cinquanta, portò tre caffè e li posò sul tavolo, poi chiese a GS cosa prendesse.
“Un caffè anche per me” – Disse GS – “Decaffeinato, per favore”.
“Glielo porto subito”.
GS fissò per un attimo il barista che tornava dietro al bancone ed iniziava ad armeggiare col braccio della macchinetta, per preparare il caffè.
“Volevi sapere chi fosse il nostro signore” – Disse l’uomo di colore, che si era sistemato sulla sedia allargando le braccia e le gambe. I suoi occhi scuri erano fissi in quelli di GS. Il cavaliere si limitò ad annuire.
“Qualcuno lo chiama re dell’Abisso. Io lo chiamo Maestro”.
Una nuova contrazione allo stomaco costrinse GS a fare una smorfia. Non ne aveva mai sentito parlare, eppure quel nominativo non gli ispirava nulla di buono – “E cosa volete da me? Questo non me l’hai ancora detto”.
“Lui vuole vederti” – Disse l’uomo dalla carnagione chiara.
Il ragazzo vestito di nero gli lanciò un’occhiataccia. Doveva essere un tipo che odiava essere interrotto o preceduto. GS pensò subito che quello fosse il leader del gruppo – “Siamo qui per presentarti l’invito”.
GS scosse il capo – “Mi spiace ma sono costretto a rinunciare”.
L’uomo vestito di nero si aggiustò gli occhialini sul naso – “Io dico che è meglio se lo incontri”.
GS non disse nulla. In quel momento arrivò il barista, lasciò il caffè sul bancone e andò via. Il cavaliere mise dentro mezza bustina di zucchero, poi iniziò a girare lentamente. Gli occhi erano fissi sui tre personaggi e, nonostante la stanchezza di una notte di lavoro, ogni muscolo del suo corpo era pronto all’azione – “Ti ripeto che non ho voglia di incontrare nessuno, tantomeno un uomo che porti il nome di re dell’Abisso”.
“Tu non capisci” – Disse il ragazzo col pizzetto, che era anche il più giovane del gruppo – “Una volta che il re chiede di incontrare qualcuno, questo qualcuno deve vederlo… altrimenti finirà nell’Abisso in ogni caso”.
GS cominciò ad averne abbastanza di quel discorso. Dopo una notte come quella aveva solo voglia di andare a casa e riposare – “Se voleva incontrarmi, perché non veniva lui personalmente?”.
I tre personaggi ebbero un attimo di esitazione, poi fu l’uomo di colore a parlare – “Non ti permetto di parlare così!”.
L’aria si stava facendo pesante. GS avvertiva chiaramente la tensione che si andava accumulando. Infilò lentamente il Maglio, pronto alla battaglia. In quel momento il ragazzo col pizzetto si alzò. I suoi occhi incrociarono quelli di GS. Il cavaliere si mise in piedi.
“Non fate confusione” – Fu il barista a parlare. Poi il suo sguardo si posò su GS.
In quel momento il cavaliere si guardò intorno e capì: tutte le persone lì dentro erano alleati dei tre miserabili che lo avevano condotto in quel bar. Scosse il capo – “E così mi avete spinto in una trappola”.
“Questo è uno degli accessi per il regno del nostro Signore” – Spiegò l’uomo in nero – “Ci porterà in una delle sue tante filiali”.
GS si voltò verso l’uscita del bar e vide che era presidiata da quattro uomini. Sembravano distinti uomini d’affari, in giacca e cravatta, ma erano degli sgherri al servizio di questo fantomatico Signore degli abissi. Tempo, aveva bisogno di tempo – “Chi è questo vostro re? Non ne ho mai sentito parlare ed io ho sentito parlare di molte cose strane”.
L’uomo di colore lanciò un’occhiata al ragazzo col pizzetto, il quale tornò a sedersi. Il capo del trio fissò anche GS ma il cavaliere non aveva intenzione di tornare a sedersi. Colui che lo osservava si mise comodo, con le braccia e le gambe larghe ed assunse un’aria rilassata.
“Il re è colui che vive nell’abisso”.
La risposta non soddisfò la curiosità di GS ma l’intuito del ragazzo gli comunicava che non doveva trattarsi di un amico. Chi dominava in un luogo chiamato abisso, non poteva essere amico suo!
Il cavaliere avrebbe voluto prendere congedo ma era consapevole che gli serviva ancora del tempo… e forse avrebbe fatto bene a prendere un caffè, un caffè forte! Si girò verso il barista e lo ordinò ad alta voce, dopodiché tornò a sedersi. Chi gli era intorno non doveva capire che stava premeditando la fuga… anche se ormai i tre ambasciatori dovevano averlo capito!
“Che cos’è l’abisso?”.
“Lo scoprirai tu stesso” – Gli disse l’uomo con la pelle bianca e l’aspetto malaticcio – “Lo scoprirai quando verrai a farti un giro nell’Abisso”.
“Si ma non oggi e comunque non hai risposto alla mia domanda”.
“Il nostro re ti ha studiato” – Fu l’uomo in nero a prendere la parola – “Ti tiene sott’occhio dal giorno della Guerra, quella contro l’Impero”.
“Capisco” – GS stava lavorando incessantemente ad una soluzione. Doveva attendere il momento opportuno e tentare la fuga ma già sapeva che non sarebbe stato facile. Quando gli portarono il secondo caffè, il cavaliere vi mise dentro una bustina e mezza di zucchero ed iniziò a mescolare lentamente – “E a cosa devo questo piacere?”.
“Sarà lui stesso a spiegartelo” – Disse il ragazzo col pizzetto.
Quello con gli occhiali non diceva una parola ma non perdeva di vista il Cavaliere del Nuovo Ordine nemmeno per un attimo.
“Il re vuole salvarti” – Disse improvvisamente l’uomo con gli occhiali scuri.
“Salvarmi?”.
“Si” – L’uomo era assolutamente tranquillo – “Ha stabilito, secondo il suo infallibile metro di giudizio, che se andrai avanti subirai delle terribili sconfitte e rischierai la tua stessa vita”.
“Sono un Cavaliere del Nuovo Ordine. Ogni volta che combatto, rischio la mia vita” – GS non era deciso a cedere. Tutta quella storia gli sembrava assurda e priva di fondamento. Chi era questo fantomatico Signore dell’Abisso? E come si permetteva di giudicarlo? – “E poi ho una corazza che mi protegge durante gli scontri”.
“Non mi sembra che la corazza ti sia stato d’aiuto, durante la terribile Guerra contro l’Impero” – Disse il ragazzo di colore.
“Lo è stata tantissimo, invece” – Gli rispose GS, spostando lo sguardo dall’uno all’altro dei tre – “Vedo che non sei ben informato”.
“Invece sappiamo molte più cose di quanto immagini” – L’uomo si sistemò meglio sulla sedia – “Sappiamo, ad esempio, che è stato l’intervento di una tua alleata a salvarti la vita, durante lo scontro con il Senatore”.
GS ricordò l’intervento di Robelle Grottelle. Era stata la donna ad inviargli il messaggio mentale che gli diede la motivazione giusta per reagire. Senza il suo aiuto, il Senatore avrebbe potuto annientarlo!
“Un cavaliere può anche essere sconfitto. Rientra tra le regole del gioco” – GS si rendeva conto che era solo la tensione a mantenerlo ancora allerta. Se non si fosse dato una mossa rapidamente, la stanchezza avrebbe contribuito ad annientarlo!
L’uomo in nero scosse il capo – “Un cavaliere può essere sconfitto ma non in quel modo!”.
“Non per il motivo che ti stava trascinando all’inferno!” – Aggiunse il ragazzo col pizzetto – “Ma credi che noi siamo degli idioti? Tutti noi avevamo un passato glorioso ed alcuni di noi sono anche stati dei cavalieri”.
GS fissò il ragazzo, che pareva essersi improvvisamente infuriato.
“Purtroppo, nel corso della nostra vita, anche noi abbiamo commesso degli errori e siamo stati chiamati nell’Abisso”.
“Ti ci abituerai, ragazzo” – Disse l’uomo dagli occhiali scuri – “Non si sta così male laggiù e spesso possiamo anche uscire per compiere delle missioni per conto del nostro re”.
GS sbuffò – “Non mi sembra di aver mai meritato l’attenzione del vostro re e mi trovo costretto a rifiutare il suo generoso invito!”.
“Non ti conviene” – Disse il ragazzo di colore, mantenendo la calma.
“E perché mai?” – GS si stava preparando all’azione – “Ho il Maglio di Boron e lo userò se sarà necessario!”.
“Perché una volta che il mio re mette gli occhi su qualcuno, questa persona prima o poi giungerà nell’Abisso”.
“Volente o nolente” – Aggiunse il ragazzo col pizzetto.
GS sentì tutti gli occhi su di lui, sia quelli del leader, che del “pizzetto”, che dell’uomo con gli occhiali neri. Erano in tre, mentre lui era da solo. Si era trovato altre volte in condizioni svantaggiose. A volte aveva deciso di battere in ritirata, sempre con onore; mentre in altre occasioni era stato pronto a battersi. Nei secondi casi le cose non erano sempre andate bene con lui ma a quei tempi aveva tredici anni o quattordici ed il confronto con gli altri, per lui, era solo fisico.
“Adesso le cose sono diverse” – Pensò GS – “Non ho più quattordici anni ma qualcuno di più e questo dolore alla schiena mi sta perseguitando!”. GS si riferiva ad uno strano fastidio alla zona lombare, comparso subito dopo la missione tra le montagne, quella contro i diabolici Ragni Neri.
“Non mi interessa se un giorno dovrò venire nell’Abisso” – Disse il cavaliere – “Oggi proprio non mi và di addentrarmi nei sotterranei”.
GS si rimise in piedi e fece per andare verso l’uscita del bar. I tre personaggi inviati dal Signore dell’Abisso lo lasciarono passare. Nell’attimo in cui GS li sfiorò, il ragazzo col pizzetto e quello di colore si fissarono significativamente.
“Mi dispiace ma volente o nolente, dovrai conoscere il nostro signore!” – Il ragazzo di colore si allungò verso il cavaliere ma GS scattò, scontrandosi con gli uomini posizionati contro l’uscita e riuscendo ad uscire.
Si ritrovò all’esterno ed i suoi occhi furono quasi feriti dalla luce del sole. L’ondata di calore che lo investì lo fece barcollare e tutto il mondo intorno a lui iniziò improvvisamente a girare.
“Sei debole, cavaliere”.
GS sentì la voce del ragazzo di colore alle sue spalle. Ebbe un brutto presentimento ma non fece in tempo a mettersi in guardia! L’emissario del Signore dell’Abisso sferrò un destro con una velocità che aveva dell’incredibile e GS non riuscì minimamente a difendersi. Quando il pugno lo investì in pieno viso, il cavaliere finì contro un’automobile parcheggiata lungo la strada. Tutti i passanti si fermarono a guardare la scena. Qualche donna urlò.
“Non c’è nulla da guardare” – Disse il ragazzo col pizzetto – “E’ tutto sotto controllo, si tratta di due vecchi amici che non si vedevano da molto tempo”.
La gente radunata lì intorno iniziò a scuotere la testa. C’era qualcosa che non andava eppure nessuno era in grado di dire cosa fosse. GS avvertì qualcosa che gli dava fastidio ma era troppo intento a riprendersi dal colpo subito, per focalizzare l’attenzione sul fastidio che stava avvertendo.
“Non ti conviene fare il duro con me, ragazzo” – Il leader del gruppo era giunto accanto a lui – “Tu sei un Cavaliere del Nuovo Ordine ma senza la tua corazza non puoi vincere contro di me”.
GS era riuscito a riprendersi. Stava ancora lottando per cercare di fronteggiare il dolore che gli era esploso nella testa e di cui ancora sentiva la fastidiosa eco. L’uomo se ne stava in piedi davanti a lui, con le gambe leggermente divaricate e le mani nelle tasche dei calzoni.
“Io sono un pugile, uno dei migliori”.
“E cosa ci fa un pugile di valore al servizio del Signore dell’Abisso?”.
Il ragazzo di colore fece una smorfia di disappunto – “Ad un certo punto ho rovinato la mia carriera. Ho fatto tutto da solo, con le mie mani!” – L’uomo iniziò il suo racconto – “Ero diventato un grande pugile. I miei pugni mi avevano permesso di avere una vita molto agiata. Avevo molti soldi, tutti guadagnati sul ring e pensare che avevo iniziato come pugile nei bar, poi fui visto da un manager, che decise di darmi un’opportunità ed io non l’ho mai tradito. Mi sono guadagnato la fama di “destro sinistro letale” battendo tutti i pugili della mia categoria.
Iniziai a guadagnare molti soldi, così tanti che non sapevo che farmene. Aumentando il tenore di vita, iniziai a frequentare anche altra gente, gente piena di soldi e finii in diversi giri. Iniziai a fare uso di droga e a trascurai gli allenamenti, tanto c’era il manager che pagava gli incontri, per farmi vincere.
Ma un giornalista ficcanaso scoprì l’imbroglio e proprio il giorno prima che pubblicasse il suo articolo su di me, persi un incontro contro un esordiente con fame di arrivare, che non si lasciò comprare. Da quel giorno iniziai a perdere tutti gli incontri uno dopo l’altro e fu allora, che conobbi il Signore dell’Abisso!
Avevo ancora una discreta fortuna e avrei potuto campare di rendita e magari iniziare una nuova vita ma non riuscivo a staccarmi dal mio passato. Esso mi perseguitava e solo il re mi offrì l’opportunità per lasciarmi la mia vecchia vita ed iniziarne una nuova” – A quel punto il ragazzo di colore di strappò la pelle dal braccio, rivelando una protesi argentata – “Questo è stato il mio prezzo da pagare: il mio prezioso Destro letale”.
GS inorridì – aveva sempre avuto un grande terrore per le protesi artificiali!
“Ho perso il mio destro ma ho acquisito un nuovo potere: il mio pugno adesso nasconde in sé tutta la potenza di una bomba” – Alzò il destro verso l’alto – “Questo è il mio Pugno esplosivo! Io sono Brona!”.